Birra 1

Lo sapete che la birra contiene le stesse calorie di un succo di carote.

Sfatiamo il mito della pancia o grasso da birra .

Mettiamo a confronto la birra con le altre bevande

I pregiudizi alimentari sono probabilmente i più duri a morire. Si affermano da un giorno all’altro e poi non sono sufficienti studi, congressi e nuove scoperte scientifiche a sradicarli. Che la birra faccia ingrassare lo ha detto e ripetuto ogni buona mamma che s’è trovata ad aver un figlio per casa negli anni Ottanta o Novanta. Eppure in 100 gr. di birra “standard” – quella scelta dalla stragrande maggioranza dei consumatori italiani – sono contenute appena 34 calorie, le stesse offerte dal classico (e da tutti, e da sempre, considerato dietetico con le sue 35 calorie) succo d’arancia. Ma non finisce qui.

L’apporto calorico rimane il medesimo anche se parliamo di succo di carote (35 calorie), mentre arriviamo tranquillamente a 56 calorie con il succo di frutta e a 57 con il cockatil di frutta sciroppata. Persino il validissimo e sanissimo bicchiere di latte, almeno in quanto a calorie, non offre alcuno “sconto” rispetto alla birra: 64 calorie per quello intero, 46 per quello parzialmente scremato e 36 per quello interamente scremato. Valori che potete ripetere praticamente identici per lo yogurt.

Se immaginiamo quindi una classica situazione da bar, nell’aperitivo pre-dinner il classico piatto di pistacchi “pesa”, con le sue 608 calorie (riferite a cento grammi di prodotto), circa 8 volte di più del bicchiere di birra (da 0,2 litri, pari quindi a 70 calorie). Mentre le olive nere (235 calorie), tre volte in più. E se sostituiamo la birra con un aperitivo a base di vino le calorie (per la porzione che scende a circa 100 gr.) salgono a 186. Mentre per un vermouth dolce (porzione da 70 gr.) superano comunque le 100 calorie.

Dovrebbero bastare questi pochi esempi a far capire che la scienza non può essere dalla parte di chi continua a credere che esiste un rapporto diretto tra obesità ed eccessivo uso di questa bevanda. La cosiddetta “pancia o grasso della birra” in effetti non esiste: sono le abitudini alimentari e gli stili di vita scorretti, tipici dei forti consumatori di questa bevanda, ad essere responsabili della loro linea non proprio invidiabile. È l’alto consumo di alimenti grassi e calorici – peraltro tipici di alcune zone continentali dove la birra è molto diffusa – il vero responsabile dell’obesità di questi soggetti.

L’APPORTO ENERGETICO DERIVA DAL GRADO ALCOOLICO DELLA BIRRA

La birra, qualunque sia il tipo, contiene, oltre all’acqua, anidride carbonica, quantità più o meno grandi di sostante disciolte, quali principalmente zuccheri (3,5g maltosio), destrine, albuminoidi, sostanze provenienti dal luppolo, glicerina, acido succinico, sali organici ed inorganici vari. C’è poi un interessante contenuto vitaminico, in particolare vitamina B2 (Riboflavina), B9 (Folacina) e B3 (Niacina). Ci sono poi altri aspetti non secondari come per esempio il rapporto calcio-fosforo che è quasi ottimale (circa 2), ed infine la presenza di bassissime quantità di sodio (circa 10 mg su 100 g di prodotto).

Per la classificazione delle birre viene speso impiegato il grado saccarometrico. Per risalire al grado alcolico è sufficiente infatti sapere che corrisponde a poco più di un terzo di questo valore, quindi nel caso di 11 gradi saccarometrici si avranno 3,5 gradi alcolici. Il grado saccarometrico definisce la quantità di zuccheri presenti nel mosto prima della fermentazione. Con un maggior contenuto di zuccheri si ottengono, dunque, gradazioni alcoliche più elevate, e viceversa.

Si distinguono così: birre standard, le più consumate, con contenuto in alcool non inferiore al 3,5%; birre speciali e a doppio malto. La legge oggi prevede un’ulteriore classificazione per quanto riguarda le birre a bassa gradazione alcoolica definite “light” e “analcoliche”. Le prime con un contenuto in alcool compreso tra 1% e il 3%, mentre le seconde inferiore all’1%.

Il valore calorico della birra è in pratica da ricondurre al solo apporto energetico derivante dal suo contenuto in alcool. I valori medi si aggirano, come abbiamo visto, intorno alle 34 chilocalorie (Kcal) per 100 g. di prodotto, quindi 340 per litro. Per le birre light invece il contenuto è pari a 28 Kcal, con un apporto in carboidrati pari a 1,3g, meno della metà della birra “regular” o “normale”. Le birre più “robuste” fanno invece salire il contenuto in calorie fino al massimo di 60 per 100 g. di prodotto.

Per avere un metro di paragone, basterà considerare che un litro di vino contiene in media 700-800 Kcal, prendendo come riferimento una gradazione alcolica di 10-12 gradi. Il che significa: consumando un litro di birra si immagazzineranno molte meno calorie (circa 350-400) di quelle contenute in mezzo litro di vino. In più, l’apporto alcolico sarà certamente molto più limitato. Il segreto, ovviamente, sta nel non eccedere nella quantità.

ALLEATA DELLE DONNE CONTRO L’INVECCHIAMENTO DELLA PELLE

Il consumo moderato di alcool, comunque, influisce sulla composizione corporea, riducendo in modo proporzionale la massa grassa: l’alcool in piccole quantità infatti, ha un effetto di regolazione del metabolismo dei grassi.

Recenti studi scientifici, hanno sottolineato l’effetto benefico della birra sul metabolismo degli zuccheri, sulla coagulazione del sangue e sulla regolazione della pressione arteriosa. Ma non solo. E’ stato dimostrato che un consumo moderato di birra è legato ad una minore incidenza di ulcere allo stomaco e delle patologie legate all’ipertensione. Per i suoi effetti benefici, quindi, la birra può essere introdotta in tutte le diete grazie anche al suo ridotto contenuto in sodio, colesterolo e grassi. Ha inoltre un effetto di buona digestione, grazie al luppolo, a sua volta apportatore di una sostanza resinosa chiamata lupolina, che contiene principi amari e un olio essenziale costituito in massima parte da umolene.

La birra ha del resto una provata azione antiossidante grazie ai polifenoli che agiscono contro alcune sostanze tossiche, i radicali liberi, riconosciuti come promotori di alcune malattie cardiovascolari e dell’invecchiamento della pelle.

Dovevano averlo scoperto, nell’antichità, la bella Semiramide (la leggenda racconta che faceva lunghi bagni nella birra per far risplendere la pelle) e la regina Teodora, che nuotava prima in una vasca di birra calda per ringiovanire e poi in una di birra fredda per mantenere la gioventù riacquistata. I soggetti ai quali gli esperti sconsigliano il consumo di alcolici sono principalmente: i giovani di età inferiore a 18 anni, chi deve fare lavori in cui è richiesta molta attenzione (guida autoveicoli), chi è molto sovrappeso, chi è in gravidanza e in allattamento. Ultimo accorgimento è quello di consumare la bevanda preferibilmente ai pasti e con moderazione, per ridurre la velocità di assorbimento dell’alcool, godendo così in modo corretto di tutti i suoi benefici. È comunque sempre consigliabile un consumo responsabile di birra.

tratto da assobirra